IL NETTARE DEI LUPI | Della Pædophilia e altri sentimenti | un saggio (incompiuto) di Annie Leclerc

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Nella sua etimologia greca il termine Pædophilia sta a designare l’attrazione per i bambini, senza però trascinare necessariamente con sé una connotazione esplicitamente sessuale, diversamente dal più contemporaneo e crudo “pedofilia”. «Da molto tempo cerco il nome di ciò di cui voglio parlare…». Scoprendo in se stessa «i mezzi per pensare l’impensabile» e per dire l’indicibile, la filosofa francese Annie Leclerc (1940-2006) prende il coraggio a due mani e osa pronunciare l’impronunciabile. Nella prima pagina del saggio – purtroppo incompiuto e pubblicato postumo – Pædophilia assume così un nome proprio, un’identità specifica, a dispetto del grande tabù che da sempre ne ha garantito l’invisibilità. Il mostro, corporeo e spirituale a un tempo, si palesa quale «entità, trascendente, che tira le fila delle generazioni e perpetua la specie o talvolta la spezza.». Sentimento giano, subdolo, ambiguo, supremo parassita dell’infanzia, «il più antico e il più attuale dei demoni che presiedono alla sorte degli umani.». (continua a leggere)

SMITIZZARE JACK LO SQUARTATORE | Le cinque donne. La storia vera delle vittime di Jack lo Squartatore Un saggio di Hallie Rubenhold

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane. Sono i nomi delle cinque donne barbaramente assassinate a Londra da Jack lo Squartatore tra il 31 agosto e il 9 novembre del 1888. Cosa sappiamo esattamente di loro? Quale immagine, a distanza di più di un secolo dai fatti, si è consolidata nell’immaginario collettivo? Eclissate dalla fama leggendaria del loro misterioso assassino, queste cinque sventurate non sono altro che “le vittime”, quasi che nessuna di loro fosse detentrice di un’identità specifica o di una storia personale degna di essere raccontata. La storia – e prim’ancora della storia (e del mito) la cronaca nera dell’epoca – ce le ha consegnate come mere prostitute comuni, figurine tanto dissolute quanto dissolte, vaghe, insignificanti, emblema di tutta quella trascurabile e disordinata sottoumanità brulicante ai margini della composta e puritana società vittoriana. (continua a leggere)

IL TRIONFO DEL PETRO-CONSUMISMO | E se smettessimo di fingere? | la battaglia di Jonathan Franzen contro l’apocalisse climatica

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Se qualcosa di buono l’attuale pandemia ci sta insegnando è che le grandi tragedie su scala globale, lungi dall’essere mero appannaggio dei disaster movies, si verificano davvero. Occupati a fronteggiare la grave emergenza covid-19 rischiamo però di non prestare più la dovuta attenzione alla vera spada di Damocle che pende sul nostro capo: il cambiamento climatico. Se il virus è subdolo e invisibile, altrettanto non può dirsi di quest’altro nostro furioso nemico. I suoi segni, vieppiù flagranti e profondi, sono sotto i nostri occhi. Eppure, c’è chi finge di non vedere. Chi minimizza. Chi addirittura nega. Sono in pochi che, anziché negare la realtà, decidono di dire le cose come stanno. Uno di questi è Jonathan Franzen, noto al grande pubblico soprattutto per il suo romanzo Le correzioni. (continua a leggere)

CAILLEBOTTE | La favola dell’amore e l’assoluto dell’arte | L’uomo senza inverno | un romanzo di Luigi La Rosa

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Una personalità sfuggente, a tratti blindata, quella di Gustave Caillebotte. Luminosa, eppure così in penombra. Di tre quarti, di spalle, mai frontale, come sospesa tra la reticenza e un segreto pudore. Del celebre pittore parigino – grande mecenate degli impressionisti, fine intellettuale, collezionista d’arte e appassionato di yachting – sappiamo davvero poco sul fronte squisitamente personale, ad eccezione della malcelata predilezione per l’anatomia virile. È proprio questa lacuna (o tela bianca) che lo scrittore messinese Luigi La Rosa ha voluto colmare con il romanzo L’uomo senza inverno (Piemme, 2020), una sorta di biografia non autorizzata che – in equilibrio sognante tra verità storica e invenzione letteraria – ricostruisce una vicenda umana e sentimentale altrimenti ignota. A guidare La Rosa in un compito tanto arduo è stata in primo luogo una motivazione tutta interiore; l’ispirazione, scaturita con prepotenza al cospetto del famoso dipinto Les raboteurs de parquet, si è tramutata nella necessità di restituire racconto e plasticità vibrante al Caillebotte uomo e amante. (continua a leggere)

L’EBETUDINE DELLA MOLTITUDINE | Aspetto della folla | due racconti crudeli di Octave Mirbeau

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 43 | inverno 2020/21

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Tra folla e follia il passo è breve. Basta un niente per scatenare la folie de la foule. Una parola di troppo, un travisamento, una mistificazione. «La folla vacillante, che ogni vento spinge da tutti i lati. Guai a chi si appoggia su questo sostegno!» scriveva Friedrich Schiller. Nella folla inferocita ogni individualità al contempo si azzera e si moltiplica. Ogni assolo, anche il più silente, si riverbera nel coro urlante. Mille singole debolezze, se debitamente compattate, sono in grado di generare una forza bruta, magmatica, distruttiva. Nel mucchio, chi è responsabile di cosa? Accerchiato dal branco, colpevole o innocente che sia, il malcapitato non ha scampo. (continua a leggere)

LO SGUARDO DELL’ANIMALE MORENTE | L’ultimo scodinzolio | di Raffaele Mantegazza

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 42 | autunno 2020

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Spostare l’attenzione da sé all’altro. Dalla propria specie (dominante, predatrice) a tutte le altre (dominate, predate) con le quali condividiamo il pianeta. Disfarsi, una volta per tutte, della deformante visione antropocentrica. Maturare piena consapevolezza, a dispetto dell’educazione acquisita fin dalla più tenera infanzia, che l’animale (un cane, un gatto, un maiale, una mucca…) non è un oggetto, una cosa, una creatura implicitamente inferiore e non senziente, ma un essere vivente unico e irripetibile, dotato di una sua emotività, di un suo vissuto, di un suo punto di vista sul mondo. Un’entità individuale che, esattamente come noi, nasce, prova gioie e sofferenze, e infine muore. Scrollarsi di dosso, una volta per tutte, la superba convinzione di essere i soli legittimati detentori del piacere e del dolore. (continua a leggere)

PERCHÉ LEGGERE OCTAVE MIRBEAU

Musee de Bretagne, Collection Arts graphiques

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 42 | autunno 2020

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Perché leggere oggi Octave Mirbeau? Quale messaggio fondamentale, a oltre un secolo dalla morte, è ancora in grado di veicolare le grand démystificateur? Perché studiarlo? Perché promuoverne la conoscenza? Cos’ha da dirci e da rivelarci che non ci è dato di ritrovare in un altro intellettuale del suo tempo? Perché proprio Mirbeau? Le ragioni sono molteplici e vanno argomentate, sebbene si sarebbe quasi tentati di delegare alla sola feroce eloquenza della sua opera – un’opera che, letteralmente, parla da sola – il difficile compito di dipanare tutti i legittimi interrogativi. (continua a leggere)

SENTIRSI A CASA DA QUALCHE PARTE | Il decoro | il nuovo romanzo di David Leavitt

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 42 | autunno 2020

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Con Shelter in Place (Il decoro, Sem, 2020), David Leavitt torna a fare le pulci a certa vacua upper middle class americana, quella che il sociologo Max Weber ha efficacemente stigmatizzato individuando tre principali indicatori predominanti: reddito, istruzione e occupazione. Tradotto: “professionisti ben educati con gradi di laurea e redditi comodi”. Un ceto a sé, elegantemente sospeso tra la gente comune e le altissime sfere. Ricchissimi sì, ma non troppo. Soddisfatti, ma al contempo inappagati. Apparentemente sazi e pacificati, ma sotto sotto sempre tormentati da inquietudini e capricciosi appetiti. (continua a leggere)

LO SPIRITO DELL’UOMO INNOCENTE | J’Accuse | Roman Polanski fa chiarezza sul celebre caso Dreyfus

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 41 | inverno 2019-’20

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Il 13 gennaio 1898 sul giornale socialista francese «L’Aurore» apparve il celebre J’Accuse firmato Émile Zola. Con questa lettera aperta, indirizzata al presidente della Repubblica francese Félix Faure, Zola svela pubblicamente il vergognoso retroscena celato dietro il cosiddetto affaire Dreyfus. Ciò che doveva restare nascosto, per salvare la buona reputazione dell’Esercito francese (e per riflesso dell’intero assetto del Governo), diventa improvvisamente di dominio pubblico. Scoppia così, sul finire del secolo, il maggior conflitto politico e sociale della Terza Repubblica francese, spartiacque tra la Guerra franco-prussiana e la Prima Guerra Mondiale. (continua a leggere)

CHI PARTE E CHI RESTA | Giorno di vacanza | un racconto crudele di Octave Mirbeau

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 41 | inverno 2019-’20

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La desolazione di una piccola stazione alle dieci di mattina di una giornata come tante, forse una domenica. A dispetto dell’aria fresca e luminosa, un che di sonnacchioso aleggia ancora tra le banchine deserte e i binari silenziosi. L’atmosfera non è quella fumosa e rarefatta della Gare Saint-Lazare dipinta da Monet nel 1877, ma piuttosto quella di un quadretto vagamente metafisico, qua e là rischiarato da vivide folate impressioniste. «Il tempo era sereno, un sole chiaro faceva brillare le erbe sotto un boschetto di olivi che, tra ombre già taglienti, scalava a terrazzi il fianco della montagna…» Il narratore, accompagnato da un piccolo gruppo di amici, attende la partenza della funicolare per salire alla T…, destinazione prescelta per un tranquillo jour de congé. (continua a leggere)