GIUSEPPE CAPOGROSSI. Una retrospettiva al Guggenheim di Venezia

Lo sforzo estetico della coscienza cerca le relazioni universali

e le organizza in un simbolo intellettuale.

Carlo Carrà, Pittura Metafisica, 1919

di Massimiliano Sardina

La grande retrospettiva, curata da Luca Massimo Barbero, ripercorre la ricerca creativa di Capogrossi dalle prime esperienze figurative degli anni Trenta fino alla produzione astrattista degli anni Cinquanta e Sessanta. L’itinerario espositivo, allestito nelle sale del Guggenheim, si snoda sulle diverse fasi sperimentali affrontate dal pittore romano, dalla visione metafisica del Primordialismo plastico fino alla sintesi estrema dell’ultimo ventennio di attività. Capogrossi è una figura centrale e cruciale del Novecento italiano, e ancora oggi (nel quarantennale della sua morte, avvenuta nel 1972) rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per la pittura segnico-astratta. Il rapporto tra Capogrossi e la Guggenheim è di vecchia data e risale al 1953, quando il pittore partecipò alla mostra “Giovani Pittori Europei” organizzata dal Museo Guggenheim di New York; qualche anno più tardi, nel 1958, il museo acquisì una delle sue opere più importanti: [Continua a leggere…]

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