Archivio per giugno 2013

PAOLO SCHMIDLIN | La diva è un travestito

Se Sunset Boulevard (1950) di Billy Wilder, What ever happened to Baby Jane? (1962) di Robert Aldrich o Strait-Jacket (1964) di William Castle non vi hanno irrimediabilmente devastato l’adolescenza (e piacevolmente, si intende), allora faticherete non poco a comprendere a pieno l’estetica indagata da Schmidlin. La sua operazione sul piano formale è presto detta: la traduzione in terracotta policroma (o resine o cere) di uno specifico repertorio iconico, cinematografico e non, per lo più ascrivibile a una determinata queer-culture il cui archetipo femminile oscilla approssimativamente (non vorremmo scontentare nessuno) tra Bette Davis, Joan Crawford, Gloria Swanson e Marlene Dietrich. Di queste ineguagliate dive ante-litteram, come di altri personaggi di cui diremo più avanti, Schmidlin sceglie di immortalare (in ossequio alla cultura di cui sopra) non l’age d’or della smagliante giovinezza ma l’age noir, l’emblematica impietosa stagione senile. [Continua a leggere…]

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ZOOICONE | Le immagini degli animali tra scienza, arte e simbolismo

Le prime raffigurazioni animali risalgono alla notte dei tempi o, se possibile, ancora più indietro visto che le datazioni sono destinate a riformularsi alla luce di ogni nuovo ritrovamento. All’indomani del segno e dell’impronta ecco subito affiorare la sagoma dell’animale, in quella raffinata bidimensionalità sintetica che fa da cifra inconfondibile allostile cosiddetto preistorico. Tutto il repertorio zoomorfo inciso o tracciato sulla roccia può essere letto come una sorta di proto-alfabeto tramandato in una lingua, già allora, universale; all’alba della comunicazione, in piena era pre-linguistica, i primi messaggi visivi sono stati veicolati dall’iconografia animale. Ma perché proprio l’animale e non, ad esempio, il vegetale? Le ragioni sono molteplici e sono tutte riconducibili a necessità primarie. [Continua a leggere…]

GLASS IN THE WORK OF | Fragile? Venezia, 8 aprile – 28 luglio 2013

La mostra Fragile?, curata da Mauro Codognato, è parte integrante del progetto “Le stanze del Vetro” (iniziativa congiunta di Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung), il cui obiettivo è la valorizzazione dell’arte vetraria del XX secolo. L’itinerario espositivo sceglie deliberatamente di privilegiare le testimonianze di ventotto artisti, in un arco temporale che va da Marcel Duchamp a Damien Hirst. Comun denominatore l’utilizzo del vetro come medium espressivo. Nell’era della plastica e dei polimeri sintetici il vetro ha visto sempre più potenziarsi, specie sul piano simbolico, la sua connotazione di materia nobile, merito di quell’invisibilità intrinseca che ne fa anche una sorta di non-materia. [Continua a leggere…]

UN INSULTO DI BELLEZZA | Gli angeli di Cocteau, le lettere tra Umberto Saba e Sergio Ferrero

Caro Sergio… Carissimo Saba… sono voci che sembrano appartenere a un altro mondo, eppure non sono trascorsi che settant’anni scarsi. Sergio Ferrero, poeta alle prime armi e commesso di libreria, ha solo diciannove anni mentre Umberto Saba (che nel ’46 ha compiuto sessantatré anni) già lenisce con la morfina gli strali della malattia e della vecchiaia. Le lettere (circa cinquanta, sia scritte a mano sia dattiloscritte) coprono quasi un decennio e testimoniano i reciproci spostamenti tra Trieste, Milano, Sanremo e Como. L’allievo (il termine è improprio ma coglie in certa misura la natura del rapporto) conobbe il Maestro per il tramite di Federico Almansi, il celeste scolaro protagonista dell’ultima stagione della poesia sabiana. In tutto l’arco della corrispondenza la figura controversa di Federico emergerà a più riprese, nelle righe e tra le righe. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 15 – Giugno 2013

Il pagliaccio mammone con la testa nel pallone – protagonista dell’opera di Iano an Alphabet, scelta come immagine di copertina – assurge significativamente a icona dell’analfabetismo italiota. Dove non c’è curiosità, dove non c’è attenzione all’altro ma solo cieca e compiaciuta autoreferenzialità, dove non c’è condivisione lì attecchisce l’ignoranza più pericolosa, l’altra faccia dell’analfabetismo propriamente detto. Chi smette di imparare, chi rinuncia ad arricchirsi e a contaminarsi attraverso l’altro, non ha più nulla da insegnare. Nell’articolo d’apertura il fenomeno dell’analfabetismo viene indagato da più punti di vista. Sono esposti numeri e dati che danno l’entità del problema; se ne parla nelle sue molteplici forme. Per quanto estesa, la nostra trattazione non è tuttavia esauriente, come non può esserlo nessun articolo che voglia affrontare un tema così complesso. Ma nel farlo abbiamo ritenuto importante individuare proprio nella mancanza di passione e di sana curiosità gli elementi chiave da cui può ingenerarsi un generale impoverimento della persona, non solo sul piano delle abilità e delle competenze professionali, ma anche sul piano sociale, politico, culturale e, perché no, relazionale. [Continua a leggere…]

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