IL RITORNO DEL PRIGIONIERO| La pelle e le ossa | Riscoprire Georges Hyvernaud

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 34 – Marzo 2018

VERSIONE SFOGLIABILE

Ci sono testi che più di altri ci restituiscono il senso profondo di un’epoca, capaci più di altri di sondare quelle spaccature che il muto avvicendarsi delle generazioni rimargina velocemente. Alla storia scritta dagli storici, che «non ha odore», Hyvernaud contrappone tutto l’indicibile e l’inenarrabile di una storia scritta dall’interno, sovrascritta come cucitura su lacerazione, intraducibile per definizione, testimonianza nuda dell’esperienza vissuta in prima persona. Di guerra e deportazione «gli storici ne parleranno nei libri, con frasi pulite, ben fatte (…) e disegneranno cartine con frecce e cerchietti per spiegare com’è andata.» Frasi come: “I tedeschi, durante la campagna di Francia, fecero due milioni di prigionieri” riferiscono un dato oggettivo ma non raccontano la verità degli uomini. Con La pelle e le ossa (1949) lo scrittore francese Georges Hyvernaud (1902-1983) valica il reticolato del documento memoriale e, attraverso una fredda disincantata disamina, impronta coraggiosamente una dolorosa riflessione sulla miseria umana. Quando scrive, a distanza di quattro anni dalla liberazione, Hyvernaud è ancora un prigioniero e lo resterà per sempre. Il ritorno è solo apparente. Da lì, da luoghi come quelli, non si ritorna più. (continua a leggere)

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