Archive for the ‘ Recensioni Cinema ’ Category

MAPPLETHORPE | Look at the pictures | Un lungometraggio su Robert Mapplethorpe

Su Amedit n. 29 – Dicembre 2016.

The Perfect Medium, l’ultima grande retrospettiva sull’opera fotografica di Robert Mapplethorpe, ha chiuso i battenti il 31 luglio 2016 presso il Getty Museum di Los Angeles. Quest’anno al Sundance Festival di Berlino è stato presentato il docufilm Robert Mapplethorpe: Look at the pictures dei registi Fenton Bailey e Randy Barbato (proiettato nelle sale italiane tra ottobre e novembre, e pubblicato da Feltrinelli nella collana Real Cinema); girato tra Stati Uniti e Germania, prodotto da HBO, il lungometraggio ha il merito di mettere a fuoco senza edulcorazioni l’autenticità del lavoro di Robert Mapplethorpe, un lavoro ormai al riparo da quei giudizi spiccioli che invano negli anni hanno tentato di demolirne il valore artistico e di ridimensionarne l’importanza sul piano estetico-formale. I registi – avvalendosi di testimonianze, racconti di collaboratori, amici, parenti e di interviste inedite all’artista – hanno scelto di rendere protagoniste le fotografie, dai primi scatti occasionali dell’adolescenza alle icone patinate dell’età adulta. Complici il delicato commento musicale di David Benjamin Steinberg e il buon montaggio foto-cinematografico di Langdon Page, Look at the pictures ci restituisce il ritratto caravaggescodi un Robert Mapplethorpe al contempo angelico e maledetto, innocente e colpevole, tenero e violento, creativo e autodistruttivo, talmente esposto da apparire casto, sempre in bilico (ma perfettamente a suo agio) su quella sottile linea di confine tra i salotti esclusivi del bel mondo newyorkese e i locali fetish-underground del sesso estremo (primo fra tutti il celebre “The Mine Shaft”, al 835 di Washington Street). (LEGGI TUTTO)

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AMEDIT Magazine, n° 25 – Dicembre 2015

Célestine, Charlotte, Vivian, Christine, Noha, Lili, Arianna, Barbara, Giuni, Alice, Loredana, Ada, Maria… o più semplicemente Eva. Eva mitocondriale, Eva biblica, Eva contemporanea, Eva: la recidiva. Questo numero di Amedit ha decisamente nome di donna, dalla più spregiudicata alla più santificata, passando per infinite cangianti sfumature. Curioso, meraviglioso essere. Una sfinge senza segreti per dirla con Oscar Wilde. Eccone dunque un omaggio, o un monito, senza alcuna pretesa di esaustività (pur nella sua imperturbabilità la donna è continuità, moto perpetuo, rigenerazione). Siete pronti a intraprendere un viaggio nella storia, nella letteratura, nel cinema, nell’arte e nella musica per scoprire alcuni straordinari profili di donne avulsi dai soliti luoghi comuni? (continua a leggere)

AMEDIT Magazine, n° 24 – Settembre 2015 | Speciale Pier Paolo Pasolini

Tra le pagine di questo numero non poteva mancare il nostro doveroso omaggio a Pier Paolo Pasolini, di cui ricorre quest’anno il quarantennale dalla morte; per l’occasione Iano ha realizzato l’immagine di copertina, emblematicamente intitolata “Noli me tangere” e un logo celebrativo che accompagna tutti i contributi raccolti in uno speciale a lui dedicato. (continua a leggere)

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PATER TENEBRARUM | Paura | L’autobiografia di Dario Argento

A chi verrebbe mai in mente di intitolare Paura la propria autobiografia? L’etimologia del termine è riconducibile al latino pavor, ossia timore, paura.  Sul piano inconscio e cognitivo la paura scaturisce da una sensazione di pericolo (concreto o immaginario), desunta da un calcolo razionale a sua volta legato a un meccanismo ancestrale. È un sentimento atavico comune a tutto il regno animale, uno “strumento” forgiato dall’evoluzione ai fini della sopravvivenza. Lovecraft la definì “la più antica e potente emozione umana”, riferendosi in particolare alla paura dell’ignoto. Ed è questa paura, respingente e insieme così misteriosamente attraente, ad aver guidato la singolare indagine visiva del cineasta romano Dario Argento. (Continua a leggere)

AMEDIT MAGAZINE, n° 19 – Giugno 2014

Ci sono secessioni di cui restiamo i soli testimoni, essendone i diretti interessati. Non sempre se ne ha consapevolezza. A un certo punto della vita avviene una deriva; qualcosa che ci costringe ad abbandonare certe cose cui tenevamo molto, a modificare i nostri comportamenti, le nostre prospettive, il nostro modo di pensare e di agire. “Si cresce, si diventa adulti. Il cambiamento è necessario.” Diranno molti. Certo. Ma l’esito di questa trasformazione non sempre è quella che auspicavamo. Puoi non riconoscerti più in ciò che sei diventato. Ti sei lasciato agire dagli eventi, ti sei fatto forgiare da cause esterne a te stesso. Sei altro da te. In fondo al pozzo della tua anima giacciono i relitti di tutto ciò che hai dovuto tuo malgrado abbandonare, lasciarti dietro. Per sempre. Non tutto ciò che è andato perduto meritava d’essere salvato, ma tra quelle cose ce n’erano sicuramente alcune (forse tante) che andavano preservate, custodite gelosamente. C’erano cose che avresti dovuto portare con te, e magari sviluppare. Ma la rinuncia ti è apparsa inevitabile. I vezzi e i balocchi di quand’eri bambino, man mano che crescevi furono seguiti da sogni, desideri, aspirazioni che ebbero uguale destino. Di questa secessione tra un prima e un dopo (chissà quante volte reiterata) sei il solo a pagare il conto. Oggi sei qui, con questo barattolo di vetro trasparente tra le mani. Pensi alle parole di Janet Frame “Tutte le cose sotto vetro sono preziose ”, e sai che quell’involucro è ancheconserva, preservazione. Provi a scavare, a ripescare dal fondo di quel pozzo; tenti di recuperare i lacerti di quel tuo personale universo più volte violato e saccheggiato. Tutto ora è chiuso dentro quel barattolo. Custodito e insieme represso. Sottovuoto spinto. Un barattolo può sempre essere riaperto. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 18 – Marzo 2014

Con questo diciottesimo numero Amedit diventa simbolicamente maggiorenne. Un traguardo che non vuole essere autocelebrazione ma ricognizione, riepilogo, bilancio e al tempo stesso nuova e grintosa propulsione. Amedit va avanti e lo fa con rinnovato vigore, complice quella rincorsa, quell’anticipo sui tempi che da sempre accompagna gli audaci, gli sfrontati, gli impuniti. È il volto di un’anziana figura dall’espressione indefinibile a vestire coraggiosamente questo numero primaverile; a dispetto di tanta giovinezza patinata per una volta è l’infaustavecchiaia a finire in copertina. Proprio alla senectusabbiamo voluto dedicare un ampio percorso che ne indaga i molteplici aspetti lontano dai luoghi comuni, e che costituisce il tema portante di queste pagine. La ricchezza di argomenti qui proposti, attraverso l’arte, la letteratura, la musica, il cinema e le storie narrate, offre una volta di più al nostro lettore la possibilità di intraprendere un viaggio nei meandri della vita, senza più spettri da rimuovere, né tantomeno da edulcorare. Tutto richiede da parte nostra la capacità di uno sguardo nuovo, forse più disincantato ma non per questo meno avvincente, per saper scorgere ovunque la bellezza e la dignità d’una vita che continuamente ci rivendica nei suoi aspetti più concreti. Quello idealmente tracciato sarà il viaggio che nel corso di questa primavera ci traghetterà fino al prossimo numero, fino all’albeggiare d’una nuova estate, quando ci ritroveremo con altre storie e nuovi territori da esplorare, insieme, come nella migliore tradizione degli Amici del Mediterraneo. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 17 – Dicembre 2013

Mater, Madre o, più semplicemente, Mamma. Tutto ciò che è generato (e degenerato) è scaturito dal grembo generante dell’Eva generatrice. La Natura è madre, la Cultura è madre, la Lingua è madre. Madre nell’accezione più profonda e primordiale che costituisce l’esperienza totalizzante d’ogni essere umano. Più concretamente, una figura tenace e determinante negli slanci come nei limiti, nel senso di autonomia come nelle castrazioni che può infondere; e che in ogni caso plasma, condiziona, segna nel profondo. Scaturito dalle uterine profondità, ogni uomo al mondo tenta di compiere il proprio viaggio di ribellione e di riscatto nei confronti della figura materna. Vi riusciranno in pochi. L’epilogo della vita, al di là delle scelte compiute, costituirà pur sempre un ritorno alla madre, sia essa rappresentata dalla donna con cui decide di accompagnarsi, oppure dalla diva che sceglierà di innalzare nel proprio pantheon, sia, infine, nella sublimata figura della Madonna (Mater delle madri); comunque il suo sarà un ritorno in quelle primigenie profondità, calde e rassicuranti. Ciò che alla fine prevarrà è l’eterno femminino di cui egli stesso è plasmato e a cui è indissolubilmente legato. Ogni uomo, in fin dei conti, reca in sé la madre, ne è l’imago espressa. Per molti aspetti, vedere lui è vedere lei. Gli interventi con cui si apre questo ricco numero dicembrino vertono su quest’archetipo, sollevando anche implicazioni e domande antiche come il mondo. Chiudiamo così un 2013 ricco di eventi più o meno belli, augurando ai nostri lettori un nuovo anno che sia all’insegna della positività e di una nuova rinascita su tutti i fronti. [Continua a leggere…]

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