Archive for the ‘ Recensioni Mostre ’ Category

LA MOSTRIFICAZIONE DELL’ARTE | Contro le mostre | Un pamphlet di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 36 | settembre 2018

SFOGLIA LA RIVISTA

Nell’appassionato pamphlet Contro le mostre (Einaudi) Tomaso Montanari e Vincenzo Trione, storici dell’arte e docenti universitari, lanciano un coraggioso j’accuse contro la mostrificazione dell’arte in atto da molti anni nel nostro Paese. Il libro, scrivono gli autori in premessa, nasce «da un’urgenza quasi “politica”», perché accettare supinamente il degrado in cui è trascinata l’arte in Italia equivale a un reato di connivenza. La denuncia è ben esplicitata nelle note di copertina: «Un sistema di società commerciali, curatori seriali, assessori senza bussola e direttori di musei asserviti alla politica sforna a getto continuo mostre di cassetta, culturalmente irrilevanti e pericolose per le opere. È ora di sviluppare anticorpi intellettuali, ricominciare a fare mostre serie, riscoprire il territorio italiano.» (continua a leggere)

VISIONI DELL’ANTROPOCENE | Maria Candeo | DRO DRONE LAND

su Amedit n. 30 – Marzo 2017

All’immagine ravvicinata – soggettiva, frontale, sfacciata – l’artista padovana Maria Candeo oppone quella satellitare restituita fotograficamente dal drone. La visuale perpendicolare pur generando un distacco, un allontanamento, non si traduce mai in un abbandono definitivo. Dall’alto le cose dabbasso appaiono per come sono realmente, null’altro che segni su una superficie, piccole increspature sul mantello terrestre. L’occhio elettronico scruta da una prospettiva verticale alla stregua di una divinità imparziale: l’inquadratura, elusi i margini canonici, si allarga ad abbracciare oceani e continenti, restituendo una imago mundi corale e onnicomprensiva. Dotati di sofisticati sensori i droni raccolgono dati attraverso telerilevamenti, informazioni non percepibili a occhio nudo; in queste immagini osserviamo tracce, sfumature e cromie che monitorano il processo di desertificazione, l’innalzamento degli oceani, la cementificazione, l’impatto delle sostanze inquinanti e tutte le trasformazioni in atto sul nostro pianeta. (continua a leggere)

HIERONYMUS BOSCH | Il maestro dell’incubo in mostra a Venezia

su Amedit n. 30 – Marzo 2017

Hieronymus Bosch (1450-1516), nome d’arte di Jheronimus van Aken, è nativo di ‘s-Hertogenbosch (Bosco ducale), una cittadina olandese della provincia del Brabante settentrionale. Figlio d’arte, – suo padre e suo nonno erano pittori – non si mosse mai dal contesto natio (nessun documento attesta infatti la sua permanenza in altro luogo), di qui forse la scelta di far coincidere il proprio nome con quello del paese natale. Poco sappiamo dove abbia affinato i suoi studi negli anni della giovinezza; la sua vasta erudizione lascia ipotizzare che si sia formato in una qualche università o presso conventi di certosini o domenicani. A eccezione dell’apprendistato nella bottega di famiglia, non ci è dato di sapere nulla di certo. (continua a leggere)

IL SIGNORE DEGLI ENIGMI | Escher a Treviso | Complesso di Santa Caterina

Su Amedit n. 26 – Marzo 2016

Grande scardinatore delle bidimensionalità, Escher ha saputo cogliere e ridelineare la giana ambivalenza dell’immagine. La sua riflessione, razionale e al contempo immaginifica, ha indagato le connessioni più ardite insite nel mondo naturale, dalle più reali alle più improbabili, in un’unica soluzione di continuità. Attratto dalla complessità mutevole ch’è nocciolo d’ogni forma semplice, Escher ha fatto del suo occhio una portentosa lente d’ingrandimento curiosa di sondare le dimensioni slabbrate dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande. Con meticolosa perizia – come agendo nel tempo sospeso dell’amanuense o più ancora dello scriba egizio – ha ritagliato sottilissime linee di luce dal buio pesto aprendovi varchi, operando sfondamenti, portando alle estreme conseguenze il misterioso dialogo tra il bianco e il nero, tra la luce che chiara rivela e la tenebra che tutto occulta. (continua a leggere)

VIVIAN | Sulle tracce di Vivian Maier, fotografa e bambinaia

Se conosciamo Vivian Maier lo dobbiamo all’intuito e all’intraprendenza del giovane John Maloof che nel 2007, mentre era alla ricerca di vecchie immagini della Chicago anni Cinquanta, si è imbattuto per puro caso in una curiosa scatola piena di rullini; per due anni la scatola (acquistata in una casa d’aste per una cifra irrisoria) rimane chiusa in un armadio, fino a che Maloof per curiosità non sviluppa il primo rullino. Dopo aver visionato alcune immagini Maloof capisce subito l’eccezionalità della sua scoperta, e decide di pubblicarle un po’ per volta su internet, dove non tardano a catalizzare l’attenzione di critici e intenditori. (continua a leggere)

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BARBIE. THE ICON | In mostra a Milano la più celebre fashion doll

Un’icona, un modello, un archetipo, un feticcio, una caricatura o semplicemente un giocattolo? Barbie, per dirla con l’antropologa Camille Paglia «è sublime espressione della cultura occidentale che oggettifica le persone e personalizza gli oggetti.» Valerie Steele, direttrice del Fashion Institute of Technology, paragona Barbie alla Gioconda, tanto prepotentemente è penetrata nell’immaginario collettivo la sua patinata e platinata icona culturale. E come darle torto? Se nel corso dei decenni questa bamboletta abbia più nociuto o giovato alla causa dell’emancipazione e dell’identità femminile è difficile stabilire, tanto controverso e ambivalente è il modello di donna di volta in volta veicolato (sempre oscillante tra la donnina di casa più o meno in carriera e l’algida diva). Agile, snella, sorridente, Barbie incarna una perfezione irraggiungibile: l’immanenza di bellezza e felicità; nulla turba la sua quieta eterna giovinezza, e a scongiurare lo spettro della noia c’è sempre un nuovo outfit da indossare o un nuovo Ken con cui flirtare. Barbie è la princess che popola i sogni d’ogni bambina (e d’ogni bambino, finiamola con la menzogna dei maschietti che non giocano con le bambole), è la starlette che ancheggia in ogni teenager, la mannequin cui ogni donna vorrebbe assomigliare. (continua a leggere)

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AMEDIT Magazine, n° 25 – Dicembre 2015

Célestine, Charlotte, Vivian, Christine, Noha, Lili, Arianna, Barbara, Giuni, Alice, Loredana, Ada, Maria… o più semplicemente Eva. Eva mitocondriale, Eva biblica, Eva contemporanea, Eva: la recidiva. Questo numero di Amedit ha decisamente nome di donna, dalla più spregiudicata alla più santificata, passando per infinite cangianti sfumature. Curioso, meraviglioso essere. Una sfinge senza segreti per dirla con Oscar Wilde. Eccone dunque un omaggio, o un monito, senza alcuna pretesa di esaustività (pur nella sua imperturbabilità la donna è continuità, moto perpetuo, rigenerazione). Siete pronti a intraprendere un viaggio nella storia, nella letteratura, nel cinema, nell’arte e nella musica per scoprire alcuni straordinari profili di donne avulsi dai soliti luoghi comuni? (continua a leggere)