Archive for the ‘ Recensioni Mostre ’ Category

FACCE | I mille volti della storia umana | Padova, Orto Botanico, 14 febbraio – 14 giugno 2015)

Quali facce abbiamo e quali facce ci hanno preceduto? È possibile guardare in faccia l’antenato che abbiamo avuto in comune con le cugine scimmie? I tessuti molli non si sono conservati, ma attraverso i reperti ossei è possibile tentare delle ricostruzioni. Teschi, calotte craniche, arcate sopraccigliari, mandibole, denti… frammenti che la Terra ha custodito per milioni di anni, e che pian piano a suo capriccio lascia emergere, riscrivendo in parte ogni giorno la storia (tutt’altro che lineare) delle nostre origini. La faccia (il volto, il viso, comunque lo si voglia chiamare), è questo l’oggetto della bella mostra organizzata dall’Università degli Studi di Padova, e allestita nelle sale espositive del Centro Ateneo per i Musei, nell’area dell’Orto Botanico. Facce – I mille volti della storia umana, ideata e curata da Nicola Carrara (conservatore del museo di Antropologia dell’università di Padova), ha beneficiato anche della supervisione scientifica di Telmo Pievani (docente del dipartimento di Biologia). (continua a leggere)

IL DEMONE DELLA MODERNITÀ | Pittori visionari all’alba del secolo breve

Il demone che abita l’oscurità è lo stesso che si manifesta attraverso la luce. Al lutto del secolo che muore fa da contraltare il bagliore festante (artificiale, elettrico, accecante) del Novecento avanguardista, l’époque du nouveau, il grande sfavillante secolo della modernità. Un passaggio al contempo drastico e sfumato: da un lato il lento scorrere e stratificarsi degli eventi, dall’altro l’impatto violento e improvviso del nuovo che avanza; tutto sembra verificarsi in un’unica soluzione di continuità, tra resistenze accademiche conservatrici e slanci sperimentali sconsiderati (dalla notte al giorno e dal giorno alla notte). L’Ottocento tramonta sotto una molteplicità di luci, quelle fuggevoli e leggere dell’Impressionismo e quelle pregnanti e spettrali del Simbolismo. La mostra Il demone della modernità (curata da Giandomenico Romanelli) vuole raccontare – attraverso una cernita di opere realizzate grosso modo tra il 1880 e il 1930 – gli sconvolgimenti che hanno scosso l’Europa a cavallo dei due secoli; l’occhio di bue s’accende sul lato oscuro decadente e crepuscolare, sulla zona d’ombra, su quell’immaginario demonico e onirico che poi sarebbe culminato nel Surrealismo. (continua a leggere)

LA SIGNORA DELLA NOIA | Splendori e miserie della Marchesa Casati | Venezia, Palazzo Fortuny

Luisa, classe 1881, fu innanzitutto una bambina timida e solitaria, e ricca, maledettamente ricca. Secondogenita dei facoltosi Amman (proprietari di grandi cotonifici e industrie tessili nella zona di Pordenone), nacque a Milano e visse fino alla prima adolescenza negli agi e nei lussi della principale residenza di famiglia in zona Brera; il destino però volle che rimanesse prematuramente orfana di entrambi i genitori all’età di quindici anni. Nel 1896, insieme alla sorella Fanny, Luisa passò quindi sotto la tutela dello zio Edoardo Amman, e per i quattro anni successivi visse tra la bella residenza milanese in zona Porta Comasina e la Villa Amelia di Erba. (Continua a leggere)

AMEDIT MAGAZINE, n° 19 – Giugno 2014

Ci sono secessioni di cui restiamo i soli testimoni, essendone i diretti interessati. Non sempre se ne ha consapevolezza. A un certo punto della vita avviene una deriva; qualcosa che ci costringe ad abbandonare certe cose cui tenevamo molto, a modificare i nostri comportamenti, le nostre prospettive, il nostro modo di pensare e di agire. “Si cresce, si diventa adulti. Il cambiamento è necessario.” Diranno molti. Certo. Ma l’esito di questa trasformazione non sempre è quella che auspicavamo. Puoi non riconoscerti più in ciò che sei diventato. Ti sei lasciato agire dagli eventi, ti sei fatto forgiare da cause esterne a te stesso. Sei altro da te. In fondo al pozzo della tua anima giacciono i relitti di tutto ciò che hai dovuto tuo malgrado abbandonare, lasciarti dietro. Per sempre. Non tutto ciò che è andato perduto meritava d’essere salvato, ma tra quelle cose ce n’erano sicuramente alcune (forse tante) che andavano preservate, custodite gelosamente. C’erano cose che avresti dovuto portare con te, e magari sviluppare. Ma la rinuncia ti è apparsa inevitabile. I vezzi e i balocchi di quand’eri bambino, man mano che crescevi furono seguiti da sogni, desideri, aspirazioni che ebbero uguale destino. Di questa secessione tra un prima e un dopo (chissà quante volte reiterata) sei il solo a pagare il conto. Oggi sei qui, con questo barattolo di vetro trasparente tra le mani. Pensi alle parole di Janet Frame “Tutte le cose sotto vetro sono preziose ”, e sai che quell’involucro è ancheconserva, preservazione. Provi a scavare, a ripescare dal fondo di quel pozzo; tenti di recuperare i lacerti di quel tuo personale universo più volte violato e saccheggiato. Tutto ora è chiuso dentro quel barattolo. Custodito e insieme represso. Sottovuoto spinto. Un barattolo può sempre essere riaperto. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 18 – Marzo 2014

Con questo diciottesimo numero Amedit diventa simbolicamente maggiorenne. Un traguardo che non vuole essere autocelebrazione ma ricognizione, riepilogo, bilancio e al tempo stesso nuova e grintosa propulsione. Amedit va avanti e lo fa con rinnovato vigore, complice quella rincorsa, quell’anticipo sui tempi che da sempre accompagna gli audaci, gli sfrontati, gli impuniti. È il volto di un’anziana figura dall’espressione indefinibile a vestire coraggiosamente questo numero primaverile; a dispetto di tanta giovinezza patinata per una volta è l’infaustavecchiaia a finire in copertina. Proprio alla senectusabbiamo voluto dedicare un ampio percorso che ne indaga i molteplici aspetti lontano dai luoghi comuni, e che costituisce il tema portante di queste pagine. La ricchezza di argomenti qui proposti, attraverso l’arte, la letteratura, la musica, il cinema e le storie narrate, offre una volta di più al nostro lettore la possibilità di intraprendere un viaggio nei meandri della vita, senza più spettri da rimuovere, né tantomeno da edulcorare. Tutto richiede da parte nostra la capacità di uno sguardo nuovo, forse più disincantato ma non per questo meno avvincente, per saper scorgere ovunque la bellezza e la dignità d’una vita che continuamente ci rivendica nei suoi aspetti più concreti. Quello idealmente tracciato sarà il viaggio che nel corso di questa primavera ci traghetterà fino al prossimo numero, fino all’albeggiare d’una nuova estate, quando ci ritroveremo con altre storie e nuovi territori da esplorare, insieme, come nella migliore tradizione degli Amici del Mediterraneo. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 17 – Dicembre 2013

Mater, Madre o, più semplicemente, Mamma. Tutto ciò che è generato (e degenerato) è scaturito dal grembo generante dell’Eva generatrice. La Natura è madre, la Cultura è madre, la Lingua è madre. Madre nell’accezione più profonda e primordiale che costituisce l’esperienza totalizzante d’ogni essere umano. Più concretamente, una figura tenace e determinante negli slanci come nei limiti, nel senso di autonomia come nelle castrazioni che può infondere; e che in ogni caso plasma, condiziona, segna nel profondo. Scaturito dalle uterine profondità, ogni uomo al mondo tenta di compiere il proprio viaggio di ribellione e di riscatto nei confronti della figura materna. Vi riusciranno in pochi. L’epilogo della vita, al di là delle scelte compiute, costituirà pur sempre un ritorno alla madre, sia essa rappresentata dalla donna con cui decide di accompagnarsi, oppure dalla diva che sceglierà di innalzare nel proprio pantheon, sia, infine, nella sublimata figura della Madonna (Mater delle madri); comunque il suo sarà un ritorno in quelle primigenie profondità, calde e rassicuranti. Ciò che alla fine prevarrà è l’eterno femminino di cui egli stesso è plasmato e a cui è indissolubilmente legato. Ogni uomo, in fin dei conti, reca in sé la madre, ne è l’imago espressa. Per molti aspetti, vedere lui è vedere lei. Gli interventi con cui si apre questo ricco numero dicembrino vertono su quest’archetipo, sollevando anche implicazioni e domande antiche come il mondo. Chiudiamo così un 2013 ricco di eventi più o meno belli, augurando ai nostri lettori un nuovo anno che sia all’insegna della positività e di una nuova rinascita su tutti i fronti. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 16 – Settembre 2013

La società contemporanea sembra vocata al principio dell’obsolescenza. Non solo quella, comunemente intesa, dei vari beni di consumo, ma anche quella delle idee e dei valori su cui la si vorrebbe fondata. Amedit apre questo nuovo numero con un ampio servizio dedicato al tema controverso dell’obsolescenza programmata, le cui riflessioni possono benissimo essere estese a tutti gli ambiti dell’azione umana, da quelli concernenti la materia – nell’edilizia, nell’elettronica e nella meccanica applicate – a quelli che concernono l’attività del pensiero e della comunicazione – nella politica, nell’informazione, nella letteratura e più in generale nelle arti; senza dimenticare che il territorio privilegiato dell’obsolescenza programmata è quello sterminato e fantomatico del cyberspazio. È questa un’ulteriore tappa che compiamo lungo i binari della contemporaneità, e in tale percorso, accanto ai fenomeni di volta in volta presi in esame, non mancano le testimonianze sui grandi personaggi del nostro tempo (e  sembrava doveroso occuparci di Margherita Hack e Franca Rame). A dispetto di tutto ciò che è destinato a scadere Amedit mantiene fresca la sua efficienza, contagiando di positività e di creatività chiunque graviti nei paraggi di questo agitato, talvolta tragicamente tempestoso, ma meraviglioso Mediterraneo. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 15 – Giugno 2013

Il pagliaccio mammone con la testa nel pallone – protagonista dell’opera di Iano an Alphabet, scelta come immagine di copertina – assurge significativamente a icona dell’analfabetismo italiota. Dove non c’è curiosità, dove non c’è attenzione all’altro ma solo cieca e compiaciuta autoreferenzialità, dove non c’è condivisione lì attecchisce l’ignoranza più pericolosa, l’altra faccia dell’analfabetismo propriamente detto. Chi smette di imparare, chi rinuncia ad arricchirsi e a contaminarsi attraverso l’altro, non ha più nulla da insegnare. Nell’articolo d’apertura il fenomeno dell’analfabetismo viene indagato da più punti di vista. Sono esposti numeri e dati che danno l’entità del problema; se ne parla nelle sue molteplici forme. Per quanto estesa, la nostra trattazione non è tuttavia esauriente, come non può esserlo nessun articolo che voglia affrontare un tema così complesso. Ma nel farlo abbiamo ritenuto importante individuare proprio nella mancanza di passione e di sana curiosità gli elementi chiave da cui può ingenerarsi un generale impoverimento della persona, non solo sul piano delle abilità e delle competenze professionali, ma anche sul piano sociale, politico, culturale e, perché no, relazionale. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 14 – Marzo 2013

Questo numero di Amedit sboccia in una primavera incerta, forse una delle più difficili vissute dal nostro paese, ma lo fa con l’ottimismo e la creatività di sempre, mettendo ancora una volta orgogliosamente in primo piano la cultura, vera inesauribile risorsa, vero “pane” e genere di prima necessità. Non dimenticando che al rispetto verso la cultura e le arti, in ogni società civile che voglia definirsi tale, deve sempre accompagnarsi il rispetto del lavoro, più nello specifico del lavoratore. Il lavoro, sì, anche se per mezza Italia è diventato un concetto astratto, uno spettro, una variabile d’incertezza sulla quale incombono sempre nuovi e oscuri presagi. Non a caso, questo numero si apre proprio sull’argomento lavoro, ma anche sul diritto alla festa, al riposo, alla domenica, poiché non sono cose affatto antitetiche. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n. 13 – Dicembre 2012

Anche in questo numero di fine anno Amedit risponde puntuale all’appello, riconfermando con energia e determinazione la sua presenza nel territorio, il suo entusiasmo, il suo impegno, quel desiderio così tipicamente mediterraneo di coinvolgere e di condividere. Ed è proprio la comunicazione, la nobile arte dell’incontro e del dialogo, uno dei temi portanti di questo numero. Una comunicazione tanto più efficace quanto più è genuina, vicendevole, incline al confronto e capace di ascoltare; l’emblematico artwork di copertina riflette con ironia sul mondo dei social network e, più in generale, sulle nuove relazioni digitali. Come di consueto, ampio spazio è dedicato alla letteratura, in primis all’atteso nuovo romanzo di Aldo Busi; ma anche all’arte, con Capogrossi e Blanc; alla musica, con il nuovo album di Franco Battiato. [Continua a leggere…]