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Fernand Léger | LA VISIONE DELLA CITTA’ CONTEMPORANEA

Gli anni tra il 1910 e il 1930 sono per definizione gli anni della sperimentazione e della trasformazione – attraversati da una molteplicità di implicazioni e deflorati dalla bestialità del primo conflitto bellico – anni veloci, frenetici, voraci, incredibilmente creativi: un laboratorio a cielo aperto. L’esposizione, come è denunciato nel titolo, non è una retrospettiva sul corpus pittorico legeriano, ma focalizza un preciso frangente temporale, quel ventennio cruciale dove protagonista (nella ricerca di Léger come in quella di molti altri come Delaunay, Kupka, Gris, Gleizes, Duchamp…) è la città in divenire, fucina cubo-futurista, costruttivista e neoplasticista, luogo del presente proiettato nel futuro. [Continua a leggere…]

AMEDIT MAGAZINE, n° 19 – Giugno 2014

Ci sono secessioni di cui restiamo i soli testimoni, essendone i diretti interessati. Non sempre se ne ha consapevolezza. A un certo punto della vita avviene una deriva; qualcosa che ci costringe ad abbandonare certe cose cui tenevamo molto, a modificare i nostri comportamenti, le nostre prospettive, il nostro modo di pensare e di agire. “Si cresce, si diventa adulti. Il cambiamento è necessario.” Diranno molti. Certo. Ma l’esito di questa trasformazione non sempre è quella che auspicavamo. Puoi non riconoscerti più in ciò che sei diventato. Ti sei lasciato agire dagli eventi, ti sei fatto forgiare da cause esterne a te stesso. Sei altro da te. In fondo al pozzo della tua anima giacciono i relitti di tutto ciò che hai dovuto tuo malgrado abbandonare, lasciarti dietro. Per sempre. Non tutto ciò che è andato perduto meritava d’essere salvato, ma tra quelle cose ce n’erano sicuramente alcune (forse tante) che andavano preservate, custodite gelosamente. C’erano cose che avresti dovuto portare con te, e magari sviluppare. Ma la rinuncia ti è apparsa inevitabile. I vezzi e i balocchi di quand’eri bambino, man mano che crescevi furono seguiti da sogni, desideri, aspirazioni che ebbero uguale destino. Di questa secessione tra un prima e un dopo (chissà quante volte reiterata) sei il solo a pagare il conto. Oggi sei qui, con questo barattolo di vetro trasparente tra le mani. Pensi alle parole di Janet Frame “Tutte le cose sotto vetro sono preziose ”, e sai che quell’involucro è ancheconserva, preservazione. Provi a scavare, a ripescare dal fondo di quel pozzo; tenti di recuperare i lacerti di quel tuo personale universo più volte violato e saccheggiato. Tutto ora è chiuso dentro quel barattolo. Custodito e insieme represso. Sottovuoto spinto. Un barattolo può sempre essere riaperto. [Continua a leggere…]