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Berlino 1933 | LA SEDUZIONE DEL CAMERATISMO | Un tedesco contro Hitler | Una testimonianza di Sebastian Haffner

Su Amedit n. 29 – Dicembre 2016.

Il 5 marzo 1933 la maggior parte dei tedeschi aveva votato contro Hitler. «Che ne è stato di questa maggioranza?» si chiede lo scrittore e storico tedesco Sebastian Haffner nel racconto autobiografico Geschichte eines Deutschen (Un tedesco contro Hitler, riproposto quest’anno da Skira nella traduzione italiana di Claudio Groff). Quest’enigma nella genesi del Terzo Reich sembra sciogliersi nelle logiche, squisitamente tedesche, del cosiddetto “cameratismo omosociale”, e più in generale in quelle subdole strategie di persuasione messe in atto dall’intellighenzia nazista per assicurarsi un gregge mansueto e orgogliosamente ubbidiente. Haffner vive questi eventi in prima persona, sperimenta sulla sua pelle quel processo di disumanizzazione così abilmente orchestrato per generare l’ebbrezza del consenso, l’aderenza incondizionata ai dettami del monstrum. (LEGGI TUTTO)

 

MAPPLETHORPE | Look at the pictures | Un lungometraggio su Robert Mapplethorpe

Su Amedit n. 29 – Dicembre 2016.

The Perfect Medium, l’ultima grande retrospettiva sull’opera fotografica di Robert Mapplethorpe, ha chiuso i battenti il 31 luglio 2016 presso il Getty Museum di Los Angeles. Quest’anno al Sundance Festival di Berlino è stato presentato il docufilm Robert Mapplethorpe: Look at the pictures dei registi Fenton Bailey e Randy Barbato (proiettato nelle sale italiane tra ottobre e novembre, e pubblicato da Feltrinelli nella collana Real Cinema); girato tra Stati Uniti e Germania, prodotto da HBO, il lungometraggio ha il merito di mettere a fuoco senza edulcorazioni l’autenticità del lavoro di Robert Mapplethorpe, un lavoro ormai al riparo da quei giudizi spiccioli che invano negli anni hanno tentato di demolirne il valore artistico e di ridimensionarne l’importanza sul piano estetico-formale. I registi – avvalendosi di testimonianze, racconti di collaboratori, amici, parenti e di interviste inedite all’artista – hanno scelto di rendere protagoniste le fotografie, dai primi scatti occasionali dell’adolescenza alle icone patinate dell’età adulta. Complici il delicato commento musicale di David Benjamin Steinberg e il buon montaggio foto-cinematografico di Langdon Page, Look at the pictures ci restituisce il ritratto caravaggescodi un Robert Mapplethorpe al contempo angelico e maledetto, innocente e colpevole, tenero e violento, creativo e autodistruttivo, talmente esposto da apparire casto, sempre in bilico (ma perfettamente a suo agio) su quella sottile linea di confine tra i salotti esclusivi del bel mondo newyorkese e i locali fetish-underground del sesso estremo (primo fra tutti il celebre “The Mine Shaft”, al 835 di Washington Street). (LEGGI TUTTO)