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LA LETTERATURA È MOLTITUDINE | 4321 | Il nuovo romanzo di Paul Auster

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 33 – Dicembre 2017.

SFOGLIA LA RIVISTA

Con Auster la letteratura si fa testimone e depositaria di una vita sempre soggetta alle regole del caso, una vita governata dall’imprevedibilità, continuamente orientata e disorientata, proiettata nel gorgo di un’esperienza totalizzante e, magari sul più bello, bruscamente interrotta. Ogni scelta consapevole, piccola o grande, non può non fare i conti con una contingenza sempre mutevole e imponderabile, esposta su ogni fronte, mai impermeabile. Il mondo indagato da Auster è quello delle infinite possibilità, il mondo delle combinazioni e delle interazioni, delle linearità puntualmente contraddette e reindirizzate, degli incontri e degli addii, un mondo dove ogni storia avrebbe potuto prendere un’altra piega ed essere quindi un’altra storia, una storia diversa. (continua a leggere)

LA NAZIFICAZIONE DELLA STORIA | Il nazismo e l’Antichità | Un saggio di Johann Chapoutot

su Amedit n. 32 – Settembre 2017.

 

La cattedrale nera del nazismo ha infilzato le sue guglie acuminate nei cieli del Nord Europa, affondando al contempo le fondamenta nel suolo profondo alla spasmodica ricerca di una terra d’origine, la patria d’elezione del popolo germanico. Bisognava accaparrarsi un passato quanto più possibile glorioso per giustificare un presente così gravido di conseguenze per il futuro. Più si scavava e più montava la frustrazione. Gli archeologi sguinzagliati dal regime non rinvenivano che cocci di brutte brocche, ordinari utensili e frammenti di rozze suppellettili, nulla che potesse testimoniare la grandezza di una civiltà evolutasi in seno alle arti e alla buona politica. Una genealogia barbarica mal si conciliava con il progetto hitleriano della Nuova Germania, intesa fin dall’inizio alla stregua di una renovatio imperii. Senza l’exempla di un perduto splendore iscritto nel sangue non poteva darsi alcuna resurrezione a lunga gittata; ai figli fragili, disorientati, orfani di modelli virtuosi, bisognava assegnare una filiazione corroborante, e qual miglior partito della Grecia e di Roma, le culle auree dell’umanità. Bisognava cercarli lì i padri, prima nella Grecia classica e poi nell’Impero romano, lì e in nessun altro luogo, a debita distanza da un Oriente inteso quale fetida cloaca di razze inferiori, subdole contaminatrici del sangue puro germanico. (continua a leggere)