Posts Tagged ‘ Octave Mirbeau Racconti crudeli ’

L’OCCASIONE IRRIPETIBILE | La prima emozione | un racconto crudele di Octave Mirbeau

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 40 | autunno 2019

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All’appello mirbelliano non è raro che rispondano gli assenti, figure umane talmente labili e impalpabili che a malapena si distinguono dallo sfondo. Esistenze meschine, accigliate, che si insinuano nel mondo senza mai concretamente parteciparvi. Identità latenti, impersonali, buone solo a far numero nelle traiettorie ordinarie della formicolante collettività. Sagome frigide, refrattarie al pensiero e finanche al desiderio, prive di slancio, agite solo dalla meccanicità del proprio respiro. Cittadini ubbidienti, elettori acritici, lavoratori zelanti e cristiani rispettabili: uno di questi è Monsieur Isidore Buche, impiegato al Ministero della pubblica istruzione. (continua a leggere)

CHI NON LAVORA NON MANGIA | Le bocche inutili | un racconto crudele di Octave Mirbeau

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 39 | estate 2019

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Il dramma si consuma nel tiepido focolare di una dimora miserabile, dove un tozzo raffermo di pane nero e una mela acerba sono tutto quello che offre la tavola. Dopo una vita di duro lavoro père François a malapena riesce a reggersi in piedi. Quasi ottantenne, vecchio comme le pont de la Bernache, le reni nodose come un tronco secolare, supplica la sua giovane moglie di dargli qualcosa da mettere sotto i denti. «…ebbe freddo al cuore», il vecchio e affamato père François, nel constatare che la sua scodella non era stata apparecchiata secondo il solito. La risposta della moglie – donna austera e rigida ma «assai vivace, con due occhietti brillanti di avara» – non si fece attendere: «Che cosa vuoi farci, vecchio mio? (…) Tutto ha un termine su questa Terra. (…) Bisogna che ti rassegni… riposati…» (continua a leggere)

FLEURY & GAUDON | Due amici s’amavano | Un racconto crudele di Octave Mirbeau

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 36 | settembre 2018

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Mirbeau ci informa subito che quella di Isidore Fleury e del suo amico-collega Anastase Gaudon è una storia morale che «può scriversi in due righe». Tra i Contes cruels questo è infatti uno dei più stringati, come spicce sono le effimere esistenze di questi due zelanti impiegatucci della medio-borghesia francese di fine Ottocento. Difficile immaginare due vite più insulse di quelle di Fleury e Gaudon, scandite dalla più grigia delle routine e dall’assenza pressoché totale di pulsioni e aspirazioni. Trentacinque anni di lavoro metodico nello stesso ministero, sempre fianco a fianco a farsi ombra l’uno con l’altro, senza mai che «il sogno di qualcos’altro» penetrasse nei loro abulici cervelli, «regolati come orologi dello Stato». Hanno nomi distinti ma identità coincidenti, se identità possono dirsi quelle di Fleury e Gaudon. Nessuna passione è stata mai capace di smuoverli, nessuna idea, nessun desiderio. (continua a leggere)

TI RENDO IL MALE! | Rabalan | Un racconto crudele di Octave Mirbeau

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 33 – Dicembre 2017.

VERSIONE SFOGLIABILE

Il male, entità informe e impalpabile, ha sovente bisogno di involucri che di volta in volta lo contengano e lo visualizzino. Proiettato su un oggetto o su un soggetto, e fattovi aderire, il male assume le fattezze rassicuranti di un avversario individuabile, concreto, affrontabile; così figurato e antropomorfizzato, sottratto all’invisibilità, il male incute meno terrore e diventa un bersaglio, un capro espiatorio. È quello che accade a Rabalan, un povero diavolo cui l’intero paese ha affibbiato lo stigma di stregone. Eppure di stregoneria il povero Rabalan non se intende affatto, non sa nemmeno cosa sia. Di magia la sua vita di stenti ne ha conosciuta poca. (continua a leggere)

MAMMA ROSA PELLETRINI | L’ottuagenaria | Mirbeau e il racconto della crudeltà

su Amedit n° 31 – Giugno 2017

Non ha avuto una vita facile mamma Rosa Pelletrini. Se è sopravvissuta a ottanta inverni lo deve solo a uno strano giro del destino. Prima la morte del marito, divorato dalla pellagra, poi quella della figlia, sfinita dalle febbri malariche. Miseria e solitudine scandiscono ora le sue giornate in un paesino sperduto della campagna romana. Ha lavorato fino a quando ha potuto, spaccandosi la schiena, senza risparmiarsi, ma ora le sue ossa la reggono a malapena. Dopo una vita di duro e onesto lavoro l’anziana donna, per raggranellare qualche soldo e avere di che sfamarsi, è costretta a chiedere l’elemosina sul sagrato della chiesa. Sola al mondo, non ha che un solo desiderio: riabbracciare suo figlio, quel figlio emigrato a Parigi tanti anni addietro in cerca di miglior fortuna; sentendosi ormai vicina all’estremo congedo mamma Rosa vuole riconciliarsi con quest’ultimo suo legame con il mondo, trovarvi riparo e conforto, foss’anche un solo istante di sollievo. (continua a leggere)