Posts Tagged ‘ octave mirbeau ’

TI RENDO IL MALE! | Rabalan | Un racconto crudele di Octave Mirbeau

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 33 – Dicembre 2017.

VERSIONE SFOGLIABILE

Il male, entità informe e impalpabile, ha sovente bisogno di involucri che di volta in volta lo contengano e lo visualizzino. Proiettato su un oggetto o su un soggetto, e fattovi aderire, il male assume le fattezze rassicuranti di un avversario individuabile, concreto, affrontabile; così figurato e antropomorfizzato, sottratto all’invisibilità, il male incute meno terrore e diventa un bersaglio, un capro espiatorio. È quello che accade a Rabalan, un povero diavolo cui l’intero paese ha affibbiato lo stigma di stregone. Eppure di stregoneria il povero Rabalan non se intende affatto, non sa nemmeno cosa sia. Di magia la sua vita di stenti ne ha conosciuta poca. (continua a leggere)

IL CRITICO LUNGIMIRANTE | Passioni e anatemi | Le cronache d’arte di Octave Mirbeau

su Amedit n. 32 – Settembre 2017.

Per un anno, tra l’ottobre del 1884 e l’ottobre del 1885, Mirbeau cura la rubrica Notes sur l’art per il quotidiano repubblicano moderato «La France». Diciannove interventi che spaziano da Hans Makart ad Antoine Watteau, da Puvis de Chavannes a Edgar Degas, da Eugène Delacroix a Pierre-Auguste Renoir, e poi ancora Claude Manet, Julien Bastien-Lepage, Théodore Rousseau, Gustave Courbet, Camille Corot (per non citarne che alcuni). Questa preziosa rosa di saggi mirbelliani è oggi disponibile in versione italiana: Octave Mirbeau, Passioni e anatemi. Cronache d’arte (Castelvecchi, 2017), curata da Paolo Martore, con traduzione di Massimo De Pascale; il volume si basa sulla sezione Notes sur l’art inclusa in Combats esthétiques (vol. 1), Nouvelles Èditions Séguier, 1993, a cura di Pierre Michel (raffinato interprete e infaticabile divulgatore dell’eredità mirbelliana) e Jean-François Nivet. (continua a leggere)

CÉLESTINE | Diario di una cameriera | Un romanzo di Octave Mirbeau (Ed. Elliot, 2015)

Quella della femme de chambre è una figura particolarmente abusata nella letteratura, specie nella seconda metà dell’Ottocento, in quel problematico e delicato frangente di passaggio tra i rigori conservatori dell’accademia e i fermenti innovatori dell’avanguardia. La servitù domestica incarna un’umanità altra, un ibrido tra popolo (dal quale proviene) e borghesia (per la quale lavora): un punto d’osservazione privilegiato, assolutamente ideale per cogliere quella che Mirbeau chiamava «tutta la tristezza e la comicità della condizione umana.» La relazione tra schiavo e padrone è vecchia come il mondo, ricalca l’archetipo preda e predatore, quella legge incontrovertibile che condanna il più debole nelle grinfie del più forte. Nel XIX secolo il domestico, e più ancora la domestica (la cameriera, l’inserviente, la serva, la sguattera, la donna delle pulizie o talvolta più semplicemente “la donna”) occupa il gradino più basso nella gerarchia sociale, l’ultimo gradino della rispettabilità, immediatamente dopo viene la prostituta; si consideri che fino ai primi anni ’50 del ‘900, una donna di servizio poteva “riscattarsi” nella maggioranza dei casi solo attraverso il matrimonio, unica alternativa alla strada o a una vita di stenti. (continua a leggere)

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L’INSOSTENIBILE | Nel cielo | Un romanzo di Octave Mirbeau (Skira, 2015)

Quando il cielo grava e preme sulla Terra come un’immensa lapide marmorea, l’uomo non può che sentirsi schiacciato. Ed è lo stesso uomo che, costretto tra la miserabile inquieta condizione terrena e il vano reiterato slancio celeste, cerca desolato la sua strada, una ragione alla sua breve e labile esistenza. L’uomo di Mirbeau è tremendamente solo, sperduto sotto uno sterminato cielo, un cielo saturo di luce, abbagliante, soffocante, insopportabile. È il cielo inseguito en plein air dai postimpressionisti, contemplato dai simbolisti e maledetto dai crepuscolari, un cielo già macchiato di nubi esistenzialiste e lampi d’avanguardie. L’eroe fiacco e fiaccato del romanzo si frantuma e si ricompone in tre distinti io narranti, ma la figura cardine è quella sensibile e sofferta del giovane Georges, paradigma della vittima predestinata che invano cerca di riscattarsi. (continua a leggere)

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LE PERLE DI OCTAVE | Octave Mirbeau | Le perle morte e altri racconti

Scritti tra il 1882 e il 1900, tra il lento declinare della Belle Epoque e l’insorgere delle prime Avanguardie, questi racconti di Mirbeau si collocano emblematicamente tra la dimensione onirica – prefreudiana, visto che Die Traumdeutung uscirà solo nel
1900 – e quella più strettamente contingente. Scrittore rivoluzionario e già moderno, giornalista instancabile, politico militante, autore di testi teatrali e raffinato critico d’arte, Mirbeau è calato anima e corpo nel cuore problematico del suo tempo, e lo dimostrano i suoi graffianti pamphlet sull’Affare Dreyfus (pubblicati nel decennio a cavallo tra i due secoli). Scrittore incollocabile, grande anticipatore delle destrutturazioni operate dalle Avanguardie artistiche del primo Novecento, Mirbeau ha sempre puntato la sua penna acuminata contro l’ipocrisia delle ideologie istituzionalizzate, e di fatti tutta la sua potente scrittura mira a scarnificare, a scoperchiare, a rivelare, a mettere in luce. (continua a leggere)

LA MORTE DI BALZAC | L’hommage di Octave Mirbeau | Prima traduzione italiana (Skira 2014)

Nel 1907 Octave Mirbeau pubblica con l’editore Fasquelle La 628-E8, una sorta di diario automobilistico (il titolo non è che la targa della sua automobile) contenente scritti di varia natura, riflessioni, appunti di viaggio, e tra questi il controverso hommage a Balzac, tre brevi capitoli riuniti sotto il titolo La Mort de Balzac. Già all’indomani della sua pubblicazione Mirbeau si vede però costretto a ritirarlo. A destare scandalo sono proprio le pagine su Balzac, ritenute in più parti scabrose e gravemente diffamatorie, e in prima linea contro Mirbeau c’è un’agguerrita Anna Mniszech (figlia di Madame Hanska, moglie di Balzac). Per non incorrere in un processo Mirbeau, con il benestare dell’editore, ritira il volume e lo ridistribuisce privo dei tre capitoli incriminati. La Mort de Balzac vide la luce solo dieci anni dopo, ma in sordina e in un’edizione molto limitata; il testo avrebbe conquistato una diffusione più concreta solo nel 1989 (Editions du Lérot) e nel 1999 (Editions du Félin). Nel 2014, per Skira arriva la prima edizione italiana con la puntuale traduzione di Eileen Romano. Molto significativamente l’hommage si apre con una vera dichiarazione d’amore: «Amo Balzac. Non solo amo l’epico creatore della Comédie humaine, ma amo l’uomo straordinario che era, il prodigio di umanità che è stato.» (Continua a leggere)