Posts Tagged ‘ Shoah ’

LA TRILOGIA STÜRMER | Educare all’odio | L’antisemitismo nazista in tre libri per ragazzi

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 36 | settembre 2018

SFOGLIA LA RIVISTA

Tutti i regimi dittatoriali, come la Storia tristemente ci insegna, si sono consolidati operando più prepotentemente sull’individuo che sulle grandi masse popolari. Educare (o rieducare) il singolo per governare più agevolmente il collettivo. Le subdole dinamiche di persuasione finalizzate a garantirsi l’asservimento – messe in atto (con misure e fini diversi) dal nazionalsocialismo, dal fascismo e dai regimi comunisti – hanno generato una compiaciuta sudditanza incapace di discernere tra l’amor di patria e il timor di patria (e, su un piano più generale, il bene dal male). Ingredienti semplici ma salienti: culto meta-religioso del leader carismatico, fiero senso d’appartenenza alla propria comunità (o razza), obbedienza acritica, cieco odio verso il nemico designato. Le strategie del plagio, dalle più rozze alle più sottili, figlie della più feroce pedagogia, hanno agito sul corpo e sulla mente di un individuo vieppiù spersonalizzato, spogliato delle sue facoltà reattive, svuotato e infarcito dai dettami della nuova ideologia, incline a riconoscersi solo come parte di un insieme. È la genuflessione del pensiero individuale a oliare la macchina dittatoriale. (continua a leggere)

IL RITORNO DEL PRIGIONIERO| La pelle e le ossa | Riscoprire Georges Hyvernaud

Pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 34 – Marzo 2018

VERSIONE SFOGLIABILE

Ci sono testi che più di altri ci restituiscono il senso profondo di un’epoca, capaci più di altri di sondare quelle spaccature che il muto avvicendarsi delle generazioni rimargina velocemente. Alla storia scritta dagli storici, che «non ha odore», Hyvernaud contrappone tutto l’indicibile e l’inenarrabile di una storia scritta dall’interno, sovrascritta come cucitura su lacerazione, intraducibile per definizione, testimonianza nuda dell’esperienza vissuta in prima persona. Di guerra e deportazione «gli storici ne parleranno nei libri, con frasi pulite, ben fatte (…) e disegneranno cartine con frecce e cerchietti per spiegare com’è andata.» Frasi come: “I tedeschi, durante la campagna di Francia, fecero due milioni di prigionieri” riferiscono un dato oggettivo ma non raccontano la verità degli uomini. Con La pelle e le ossa (1949) lo scrittore francese Georges Hyvernaud (1902-1983) valica il reticolato del documento memoriale e, attraverso una fredda disincantata disamina, impronta coraggiosamente una dolorosa riflessione sulla miseria umana. Quando scrive, a distanza di quattro anni dalla liberazione, Hyvernaud è ancora un prigioniero e lo resterà per sempre. Il ritorno è solo apparente. Da lì, da luoghi come quelli, non si ritorna più. (continua a leggere)